Raffaella Surian nasce a Padova nel 1960.

Da Teolo, località dei Colli Euganei dove vive e compie gli studi liceali, si trasferisce a Milano per frequentare la Nuova Accademia di Belle Arti. Allieva di Tadini, Valentini, Isgrò e Veronesi si diploma nel 1983. Partecipa ad alcune esposizioni dando inizio a una dinamica, impegnata attività artistica che sul nascere è costretta a interrompere.

Dopo un lungo periodo di forzata assenza dal mondo dell’arte, riprende ora il percorso rianimando la sua creatività con punte e bulini, colori, tele e pennelli troppo a lungo accantonati.
Spazia dall’incisione al disegno, alle grandi e spettacolari opere su carta, ai libri illustrati, alla pittura, in una incessante attività di sperimentazione e innovazione.

Così parla del suo lavoro Paolo Biscottini in una delle su prime mostre a Monza ...”Come ombre fugaci, sequenze del tempo e delle stagioni, momenti, forse anche avvenimenti passano nella mente e dinanzi allo sguardo, lasciando segni nella memoria e coinvolgendo la coscienza. Il colore tenta gli spazi e desta una narrazione, un paesaggio. Nulla è descritto. Tutto si contiene nei toni di un processo freddo, in cui è forte la tensione ala riduzione, ma la personalità interiore dell’artista affiora, quasi suo malgrado, in una delicata voglia di dirsi.
Dino Formaggio commenta in un catalogo  dedicato al museo di Arte Contemporanea sui Colli Euganei, da lui fondato “...La Surian usa magistralmente tecniche di cera molle, acquaforte e acquatinta per evocare l'apparire, dentro all'ampio volo degli spazi bianchi di un improvviso insorgere di puri segni segmentati, di grovigli molecolari in sommovimento microscopico, di sentieri interrotti, di serpeggianti profili paesistici di monti o di coste marine tra geometriche squadrature a tinta unita:... una continua apertura al- l'immaginazione, alla memoria, al sogno, ... fitto di richiami e di variazioni sensibili, dei desideri e delle attese, dei segni e dei simboli.”

In una mostra a Padova Giorgio Segato: “Molti anni di lavoro, abbandoni, riprese, hanno condotto Raffaella Surian a una vasta gamma di orientamenti di ricerca e di esiti apparentemente anche molto differenti, specialmente tra acqueforti acquetinte e acrilici e collage, ma sicuramente accomunati da un forte senso poetico del segno e dello spazio: segno non tanto come disegno, prefigurazione, bensì come graffio, gesto... Di rilievo è anche la naturale tendenza di Raffaella Surian al gesto largo su grandi fogli che assorbono l’attenzione in un campo di emozione panica, di emozione naturalistica pregna di suggestioni sensoriali, visive, tattili, olfattive, di contaminazioni materiche e di metamorfosi organiche...”

Dal Mercante di Stampe a Milano Marco Fragonara “... Sulla lunga scia del meraviglioso, che ha attraversato i secoli e la storia, si situa anche il lavoro recente, incline alle ampie fughe fantastiche del Surrealismo, di Raffaella Surian, in cui il colore è vero protagonista. Sono i colori della meraviglia, dei luoghi più nascosti dell’Io. Sono essi a non mascherare la realtà, quanto piuttosto a farla apparire, dandole forma e materia, per mettere in evidenza il continuo morire e risorgere dell'essere. Un inno alla vita, quindi, che passa attraverso la morte. Un lungo viaggio nell’immaginario, dove l’artista esprime non tanto la felicità, che resta sempre irraggiungibile, quanto piuttosto la gioia che supera l’intensità di un’esperienza vissuta, inducendoci a guardare la realtà con occhi diversi. I lavori recenti di Surian esprimono il senso di quella gioia essenziale che è in noi, là dove luce, dinamismo e slancio riescono a superare ogni contrarietà, dato che la gioia, come diceva Bernanos, è “la forma carnale della speranza”.

Ed è il commento del suo grande maestro, Valter Valentini, che sintetizza : “...Ora il lento e faticoso lavoro dell’incidere sempre più le restituisce carte piene di sapore, (che ho visto nascere) con la sicurezza di chi ora ha il mestiere e con il mestiere il linguaggio dell’Arte.