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Dalla parte di (Via) Trespole
di Sergio Giorato
Può accadere ad ognuno di trovarsi, all’improvviso, “dalla parte di Swann”, condotti per mano, vuoi dal sapore dimenticato di un piccolo e tozzo biscotto immerso nel thè, o dallo sguardo che insegue, una sera d’inverno davanti al fuoco, le vibrazioni della fiamma e rimane come assorbito in essa così da ritrovarsi con la revêrie, rapito dal ritmo della lingua di fuoco, nel giardino odoroso e felice di un’infanzia lontana, accolto ancora una volta dal tepore del tempo mitico, dove le madri sono giovani e belle e i padri sono eroi sorridenti.
E se questa esperienza appartiene ad ognuno, accade che anche l’artista ci proponga i luoghi della sua vita, dandoci così la possibilità di penetrare e indagare l’immaginario che li anima. Perché i luoghi non sono solo spazio fisico ma vivono intrecciati con la nostra vita fatta di esperienze, di ricordi, di un sentire comune impalpabile, che si annusa e si propaga come un odore. Perché il mondo si offre a noi nello sguardo e mediante lo sguardo noi ci immergiamo nel divenire colorato del mondo per trarne alimento e senso che si fa percezione, sensazione e poi ci cresce dentro, come un seme che genera frutto, fino a diventare pensiero operativo e creativo. Le immagini prodotte dall’arte sono l’espressione di questo pensiero creativo e sono, pertanto, i momenti privilegiati in cui si esprime l’immaginario che anima i luoghi.
E così possiamo accostarci alla “Teolo” di Raffaella Surian, che non è solo un paese fatto di strade che si incrociano, di case che si affiancano, di alberi e boschi, di campanili che si richiamano, ma è un luogo, dove Raffaella, e tanti uomini e donne prima di lei, hanno vissuto generando così un ricco patrimonio di vicende e di memorie, uno strato, un humus fertile, un letame di senso umano da cui si genera non solo il fiore (come in un verso di De André) ma una memoria, personale e collettiva anche, materia viva, dinamica e creatrice. I luoghi dell’infanzia, sfogliati come petali, vengono così trasfigurati nell’immaginazione creativa dell’artista. Questa, come un velo sottile che deforma e distorce, alleggerisce le masse pesanti del mondo reale, semplifica i volumi, rende essenziale l’intreccio confuso delle linee, scioglie la dinamica degli spazi, per animare col colore interiore, un bianco delicato che libera le tensioni, un giallo carico di ricordi luminosi, un arancio ancor caldo di sole, un blu intriso di sogni, e lasciandoci così trasparire la “verità” umana, densa e ricca, che lo spazio contiene.
“Teolo” così, rotte per sempre le catene del bisogno, delle costrizioni imposte dall’economia, sottratto ai vincoli delle convenienze (visive e sociali), non più obbligato ad essere fedele a sé stesso, riconoscibile nei suoi tratti fisici, negli angoli più suggestivi del suo paesaggio – come ancora ci appare composto nella tele di Mario Disertori (l’artista che aveva affascinato la bambina Raffaella) - ma vissuto nei suoi tratti immaginari, ci viene incontro libero e gentile nei suoi promontori sinuosi, nei laghi di colore, nei segni che si intrecciano essenziali, nei profili collinari appena accennati, uscito da un cuore umano per farsi materia piena di umanità, per sempre felice nella carta rugosa.
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